Skip to main content

Full text of "La stella del nord : opera semiseria in tre atti"

See other formats


OPERA SEMISERIA IN TRE ATTI 





MILANO, F. LUCCA. 

17000 




o 























■ . 'S'+y , .. ' \ 

■ /<■' 

V'; / 







?*• . ,• 



> - • 

e<v 

& ì; :; 

. ■ 

v \ l ; 


. V .. 1 ■ 

& * 











f t < ■■ 






LA STILLA DII IODI 


OPERA SEMISERIA IN TRE ATTI 




GIACOMO MEYERBEEB 

DA RAPPRESENTARSI 

NEL TEATRO DELLA PERGOLA 

m FIRENZE 
l 9 ^Vu4unno elei 1 



MILAMO 

COI TIPI DI FRANCESCO LUCCA. 




Diritti di traduzione, ristampa e riproduzione 

riservati. 


MUSIC LIBRARY 
UHC-CHAPEL HILL 






PERSONÀGGI 


CATERINA . . . 

• . Sig. a 

PROSCOVIA . . 

. . Sig. a 

NATALIA . . . 

• • Sig. a 

ECHIMONNA . . 

. . Sig. a 

DANILOWITZ . . 

. . Sig. 

GIORGIO . . . 

• • Sig. 

ISMAILOFF . . . 

. . Sig. 

PIETRO .... 

. . Sig. 

GRITZENKO . . 

. . Sig. 

RAINOLDO . , . 

. • Sig. 

KERMOLOFF . . 

. . Sig. 

TCHEREMETIEFF . 

. . Sig. 

Un lavorante . . 

. . Sig. 

Primo Ufficiale . . 

• • Sig. 

Secondo Ufficiale . 

. . Sig. 


Maria Pascal Damiani 
Violetta Saurei 
Violetta Saurei 
Carlotta Ghirlanda Tortolini 
Vincenzo Montanaro 
Arcangelo Cruciani 
Alessandro Pugi 
A Iberto Laurence 1 
Luigi Fioravanti 
Vincenzo Para,boschi 
Vincenzo Paraboschi 

Albino Felici 
Alessandro Pugi 

A 7 . N. 

N. N. 


Operai - Contadini - Soldati di varii corpi - Grandi di Russia 
Lavoratrici - Vivandiere - Reclute - Dame, ecc. 


L’azione ha luogo: nel primo atto in Finlandia, nel secondo 
al campo russo, nel terzo nel Palazzo Imperiale di Pie¬ 
troburgo. 









Digitized by thè Internet Archive 
in 2019 with funding from 

University of North Carolina at Chapel Hill 

. - 0 : 

. * * • ' « » m « 01 i"j> l'U < i > U 0 

' ' /‘fi/f-xiY»;J 

• > i *#* ^ fu' / J > w r 1 










https://archive.org/details/lastelladelnordoOOscri 





LA STELLA DEL NORD 


ATTO punto. 

La scena rappresenta un villaggio nei contorni di Wiborg, sulle 
rive del golfo di Finlandia. A sinistra dello spettatore, vedesi la 
casa rustica di Giorgio Skawronski, con scala al di fuori; a destra, 
l’ ingresso di una chiesa di villaggio ; nel fondo degli scogli e all’o¬ 
rizzonte il golfo di Finlandia. 

* SCENA. I. 

Diversi operai falegnami ed altri si stanno sdraiati ripo¬ 
sandosi ìlei primo calore del giorno ; altri sono seduti , e 
le loro mogli e le loro figlie apprestano le colazioni che 
tenevano in dei panieri. Pietro Michaeloff sta in piedi 
davanti un banco da falegname : egli è il solo che la¬ 
vora ., mentre tutti gli altri si riposano. 

Coro II grato rezzo — d’un ombra amica 
Or noi possiam goder. 

Prender riposo — dalla fatica 
Maggior non v’ha piacer. 

SCENA II. 

f precedenti e Danilowitz con un vassoio di pasticcerie 
che egli offre a ciascuno degli operai e alle loro donne. 

Dan. Chi ne vuol ? 

Son qua, son quà. Comprate i pasticcetti. 

Chi ne vuol ? 

Son quà, son quà. Di gusto son perfetti. 

Chi vuol ciambelle, 

Chi vuol cialdoni, 

Chi vuol confetti, 

Chi maccheroni ? 

Come son buoni 
Sentite quà. 





4 . 

Veniteli a comprar, 

Vi posso contentar 

Un gustoso pasticcio (volgendosi agli uomini) 
Maggior dà pregio al vin, 

Come vaga donzella 
Fa più gaio il festin. 

Da bravi, su, da bravi, 

A vostro agio scegliete ; 

Se denar non avete, 

Io credenza farò. 

Nei volgari amanti (volgendosi alle donne ) 
Àrde un rozzo foco, 

Brilla pochi istanti 
Muore, e più non è. 

Io dei pasticcieri 
Pasticcier modello, 

Sempre il rinnovello, 

Sempre è vivo in me. 

Avanti, avanti — a fare acquisto 
Di queste mie — focacce belle, 

Venite a me — vaghe donzelle, 

Esse son calde — come il mio cor. 

Coro di donne. 

Come il tuo cor — son calde ancor? 

Coro generale Vediam pasticciere 

La tua mercanzia. 

Dan. Vedete qua. 

Coro Vediam se eccellente, 

Qual dici, ella sia. 

Dan. Comprate qui. 

Sulla mia fe’ — son caldi ancor. 

Coro Son essi affé — di buon sapor. 

(Dopo aver preso i pasticci fanno posto a Dan. alla loro tavola) 
Un operaio Vien, se pagar ti vuoi 

Prendi un bicchier di schnik. 

Dan. (si fa mescere nel suo bicchiere) 

Va ben, versate quà. — Ma qui fra voi 
Non vedo Caterina, (guardando attorno) 
La caminiera che solea venirne 
Ai lavoranti a vendere 


Di Danzica il liquor. 

Un operaio (accennando la casa a sinistra) 



Non è da suo fratello escita 

ancor. 

Tenori 

È lei che Pietro aspetta, 
Certo ne son. 

(sottovoce) 

Donne 

Per lei pena d’amor. 

[ id .) 

Dan. 

Per lei pena d’amor? 

(ridendo) 

Donne 

Ma speranza non ha. 

Dan. 

Che ! speranza non ha ? 


Piet. [da se) 

Per mia fè. 

Allor che il sangue bolle 

Più non conosco alcuno, 
L’ira mi rende folle, 
Nessun mi può frenar. 



Coro Alla Finlandia — beviam, beviam, [alzandoibicchieri) 


Pel nostro prence — versiam, versiam. 

Ogni svedese — beva in memoria 
De’suoi trionfi — della sua gloria. 

Per lui beviamo — per lui versiam. 

A Carlo il sommo — il nostro re, 

A Carlo il sommo — beviamo or qua. 

Più forte in guerra — di lui non v’è, 

Domar col brando — tutti saprà. 

DelParmi col valore 
L’Europa fa tremar, 

E vita, e mente, e core 
A lui dobbiam sacrar. 

0 Dio che qui ne ascolti 
I nostri voti intendi, 

La Svezia tu difendi 
Degli empi dal furor. 

Ebbene... e tu ? (a Dan. che resta seduto) 
Dan. Io bevo alla salute 

Dello czar Pietro primo. 

Coro All’istante con noi bever tu devi. 

Dan. No. .. moscovita io sono. 

Coro Un traditor sei tu. Bevi con noi 

0 cadrai qual fellone. ( minacciandolo ) 

Dan. No, no... 

Pi et. ( ponendosi tra Dan. e quelli che lo minacciano) 


6 


Fermate olà.— Egli ha ragione. 

Piet., Dan. e Coro. 

Vendetta, vendetta di tanta insolenza : 

Audaci tremate, del nostro furor. 

Coro 0 quale insano ardire 

Così vi rende stolti? 

Cessate ornai dall’ire 
0 vi saprem punir. 

(.Mentre stanno per precipitarsi gli uni sugli altri , la cam¬ 
pana del porto annunzia il momento di riprendere i l 
lavoro ; tutti si arrestano.) 

Tutti È la squilla del Cantier 

Che ognun di noi richiama al suo dover. 

Non più rancor, 

Sia pace ognor. 

Mai più nemici, 

Restiamo uniti, 

Cessin le liti, 

Cessi il furor. 

Torniamo amici 
Tutti al lavor. 

(Tutti escono dalla porta a dritta o dal fondo). 

SCEMA III. 

Pietro che è restato pensieroso , so/o, in mezzo della sce¬ 
na , e Danilowitz che ritornando V osserva lungamente 
gli batte sulla spalla , lo scuote poi gli dice : 

Dan. Ebben, qual avventure 

Ci narri o moscovita? 

Come ti trovi tu nella Finlandia? 

Piet. Un dì in questo Casal quasi svenuto 
Per collerico accesso, 

Mi porse aita una gentil fanciulla 
Che dimora qui presso. 

Dan. E dice ognun che l’ami! 

Piet. Esser potria. 

Dan. E che in questo arsenale, 

Entrasti a lavorar perchè sovente 
Ella qui viene a vendere i liquori, 


Agli operai. 

Piet. Davver sono eccellenti ! 

Dan. Dicon di più, per esserle vicino 
Tu vai sera e mattino 
Da suo fratei Giorgio Skawronski l’aria 
Ad imparar sul flauto, 

Che tu sai prediletta alla sorella. 

Piet. E se questo a me piace, a lor che importa ? 
E chi sei tu che da sì lungo tempo 
Mi vai facendo inchiesta? 

Dan. Io son Danilowitz, e moscovita 

Al par di te. Di più son pasticciere. 

Ma non avendo qui nulla a sperare 
In Russia io vuo’ tornare. 

E i miei servigi offrire a Pietro il czar. 

Piet. Un uom brutal. 

Dan. Sarà ! 

Ma è un uom di cuore, 

E i suoi soldati a dar per lui la vita 

Son tutti pronti, fosse 

Soltanto per udir la marcia sacra. 

Piet. E quale è dunque questa marcia sacra ? 

Dan. È quella che a Pultava hanno cantata 
I suoi soldati e che come ognun crede 
Fu composta da lui. 

A’suoi servigi d’avanzare io spero. y 
Piet. In Russia or torno anch’io. 

Dan. Farem la strada insieme. 

Piet. Tu dietro a me verrai ? 

Dan. Fosse alla fin del mondo. 

Piet. E chi sa mai ! 

Dan. Sia pur così ! 

Piet. Soldato, indi ufficiale. 

Dan. Poi generale. 

Piet. E conte. 

Dan. t E prence ancora ! 

Perchè no? Il coraggio tutto ottiene. 

A chi fede alberga in seno 
Dan fortuna e amor vittoria ; 

È per lei che pien di gloria 


s 

Gorre al tempio dell’onor. 

Non la prece, non il pianto 
Fanno in lui men saldo il core, 

Chè dai lacci dell'amore 
Lo discioglie il suo valor. 

La sua bella a lui dappresso 
Grida invan, perchè lasciarmi ! 

S’hai tu cor d’abbandonarmi 
Qui m’uccide il mio dolor. 

Vincitor di fiera pugna. 

Quando un dì farò ritorno, 

Come lieto a me d’intorno 
Salutarmi ognun vorrà ! 

Pur colui che ben sovente. 

Di me abietto si burlò, 

Se possente io tornerò, 

Pur colui m’ammirerà. 

E scordato ogni rancor 
Colla gioia sculta in viso, 

Per ciascun lieto un sorriso 
Sul mio labbro spunterà. 

(Stringe la mano a Pietro e parte). 

SCEMA IV. 

Pietro osservandolo partire. 

v Ambizioso egli è, potria servirmi. 

Ma Ì’amor che mi giova ? 

Dunque convien partir, e Caterina 
Non udrò più ?... Si vada. 

(Fa qualche passo per uscire poi si ferma udendo il suono 
del flauto). 

Ah ! sento il professor che l’aria suona 
Diletta a Caterina. Rispondiamgli. (prende il flauto) 

SCEMA V. 

Giorgio comparendo in cima alla scala, ■e detto. 

Gior. Bravo ! 

Piet. A studiar venia. 

Gior. Ebben ascendi. Mia sorella è uscita. 


Sì di buon’ora? 


9 


PlET. 

Gior. 

PlET. 

Gior. 

Piet. 

Gior. 


. PlET. 
Gior. 


Piet. 


Gior. 


PlET. 

Gior. 


Un’amorosa istoria ! (con mistero ) 
Un’amorosa istoria ? 

La vuoi saper ? 

Sì, parla. 

Or bene ascolta, a te posso svelarla, (scende) 
Ambi mia suora ed io 
Siamo in Ucrania nati ; 

Nè beni, nè poderi, 

A noi furon lasciati, 

La madre a noi sol diede 
Le sue canzon più belle, 

E c’instruì nell’arte 
Di legger nelle stelle. 

E poi ? 

Senza fortuna, 

In preda del destino, 

Alfine qui giungemmo 
Cantando pel cammino. 

Dell’arte musicale 
Le tracce ho poi seguite, 

E mia sorella vende 
Liquori ed acquavite. 

Ma 1’ amorosa istoria 
Di cui tu mi parlavi ? 

Or ti dirò: Rainoldo, 

L’oste vicino, è zio 
Di sì bella fanciulla, 

Che egual mai non vid’ io. 

Prascovia essa si chiama, 

Dal dì che l’ho veduta 
D’amor sì andai languendo 
Ch’ho la ragion perduta. 

Come! sei tu ramante? (ridendo) 

Chè noi dicesti tosto ? 

Io non aveva ardir; ma mia sorella 
Che tra noi due potria chiamarsi 1’ uomo, 
Perchè di nulla teme, 

Ed io ho timor di tutto, 

È andata in quest’ istante 


10 

A far per me l’inchiesta. 

Ma tarda a ritornar. 

Piet. Io prenderò frattanto 

La mia lezion di flauto. 

Gior. A me saria più accetto 
Un bicchierin di spirito. 

Piet. Di rinunciarvi ieri avea deciso, (da se) 

Ma or beo per Caterina, al suo bel viso. 

SCEMA VI. 

Caterina entrando mentre gli altri stanno per bevere. 

Cat. Bravi, bravi! assai bene! (guardando Giorgio) 

Un amante che sol pensava a bere, 

Mentre la bella andai 
A domandargli in sposa. 

Gior. (correndo a Cat.) 

Ebben, che cosa ha detto il taverniere? 

Cat. Attenzion, attenzion. Pum, pum, pum. (imitando 

La sua pipa alla bocca un fumatore) 
Sull’orecchio il berretto, 

Al suo banco in aspetto 
Ei sedeva di re. 

Sì, gli diss’io, d’amore 
Il mio fratei delira, 

A tua nipote aspira, 

Per lui la chieggo a te. 

D’un guardo suo gentile 
Sua maestà m’onora, 

E con tai detti allora 
Parlar si degna a me. 

Colui che in queste porte 
V’invia, ci rende onor; 

Prascovia è sua consorte, 
lo son suo servitor. 

Dite, ebbene non son’io 
Un valente ambasciator? (gaiamente a Piet. 

Piet. e Gior. Sì, tu sei sull’onor mio, e Gior.) 

Un valente ambasciator. 

Cat. Ma talor dalla pace, 

Nascer guerra si vede, 


Larghi patti ei richiede 
Molto ei vuol, poco dar. 

La sua vecchia osteria 
Vicina a ruinar 
Ei vuol che fatta sia 
Per noi rifabbricar, 

E, come un re, desia 
L’impero dilatar. 

Prometter tutto ognora 
Fu virtù diplomatica, 

Tutto promessi e allora 
Sì a me degnò parlar : 

Colui che in queste porte 
V’invia, ci rende onor ; 

Prascovia è sua consorte, 

Io son suo servitor. 

Dite, ebbene, non son io [gaiamente 
Un valente ambasciator ? 

Piet. E Gior. Sì, tu sei sull’onor mio 

Un valente ambasciator. 

Cat. Viva la diplomazia 

Delle donne e dell’amor ! 

Chi negar potrà ch’io sia 
Un valente ambasciator? 

Piet. E Gior. Viva la diplomazia 

Delle donne e dell’amor ! 

Chi negar può ch’ella sia 
Un valente ambasciator ! 

Gior. Ma il denaro che chiede? 

Cat. Tutto quel che finora ho guadagnato 
Per ammogliarti io cedo. 

Gior. No, pria tu dei pensare a te. Noi voglio.. 
Bisogna che tu pur prenda marito. 

Cat. Io non ho questa brama, 

Piet. [avanzandosi risolutamente ) 

Tu menti! Sai che v’è qualcun che t’ama. 

Cat. Amor! ah! taci, quand’un passa il tempo 
A bere, a contrastar! 

Ah ! no, giammai ! 
Danilowitz m’ha detto che voi due 


Piet. 

Cat. 


[con furia) 
(a Cat.) 


Sfidato avete gli operai del porto 
Ed or vi trovo col bicchiere in mano ? 

Piet. Maledetto ! 

Cat. Va bene, ancor sdegnato. 

Gior. In parte è colpa tua, 

Se tu fossi più amabile... 

Piet. È quel che dico anch’io ! 

Cat. Ascoltami, o fratei, non ti rammenti 

Quel che dicea mia madre, 

Quando la notte che mori, fissando 
Negli astri le pupille, 

Il destin nostro antiveder cercava? 

■— Ciascuno, o Caterina, ha la sua stella: 

Mi disse allor, la tua che più dell’altre 
Brilla nel Nord, a te predice, il credj, 

Strano destin : di qui veggo qualcuno 
Di trascendente merto 
Che parte a te farà della fortuna 
Che a te dovrà. — 

Piet. (colpito di sospresa ) Tua madre il disse? 

Gior. È vero. 

Cat. E allor che smunto 

E quasi presso a morte 

Io ti scopersi, e sei tornato in vita, 

Un non so che d'altero e di sublime, 

Quasi un lampo brillò dalle tue luci: 

Io dissi allor: esser non dee costui 
Della schiera volgar, onde usciam noi. 

Piet. Tu lo credevi? 

Cat. Allor. 

Piet. Ora ? 

Cat. Non più. 

Piet. Perchè? rispondi, il voglio, il voglio. 

Cat. 1! vuoi? 

Questo dapprima è un moto che ti sfugge 
Troppo sovente, e troppo arditi sono 
I tuoi voler perchè tu sia costante. 

Perciò ogni dì tu cambi il tuo disegno. 

Vuoi tutto cominciar, nulla finisci. 

Con la pazienza solo un giunge al segno. 


Piet. Ne avrò tei giuro, sarò forte e fermo. 

Cat. La tua fermezza sol nell’ira io trovo. 

Piet. Taci, taci, crudele ! 

È il tuo gelato e indifferente aspetto 
Che ognor cosi m’irrita. Vedi, vedi, (alzando il 
Cat. Ah ! minacci tu dunque ? braccio) 

Già mio signor ti credi? 

Piet. Perdon, questo è un difetto 

Che vincere non posso. 

Cat. Chi sè domar non sa, non è men tristo 
Marito che padrone. 

Piet. Ah questo è troppo ! 

Io più non t’amerò; fanciulla, addio. 

Cat. Va ben. 

Piet. Ma tu non sai ! 

Cat. Vanne, vanne, hai promesso. 

Piet. (facendo qualche passo per uscire ) Ebbene, io parto. 

SCENA VII, 

Prascovia tremante di paura ) guardando intorno , e detti . 

Gior. Oh cielo! la mia sposa (correndo a Pras.) 

Perchè così agitata ? 

Parla, che avvenne, ebben? 

Pras. Ah ! qual terror ! 

Corsi così che manca a me la lena, 

Corsi così che il piè mi regge appena. 

Nè qui pure il palpitare 
Del mio cor poss’io frenar. 

Qual m’inonda spavento e terrore 
Come trema sconvolto il mio core, (tutti se le 
Ah ! che dissi ! qual deliro ! avvicinano ) 
Un istante mi turbò. 

Qui rivivo, qui respiro, 

Qui fra voi secura io sto. 

Cat., Gior. Piet. Qui fra noi l’agitato tuo sen 

Che il terror sì turbò 
La sua calma riprendere appien 
Colla speme egli può. 

Pras. De’miei cari all’aspetto seren 

Il terror s’involò. 


14 


E sovente una calma nel sen 
Colla speme tornò. 

Cat., Gior. Piet. Serena il ciglio 

Tranquilla il cor, 

Cessò il periglio, 

Cessi il timor. 

Pras. Ah si, miei cari, poi che alfin nell’alma 
Tornò per voi la calma, 

Narrarvi ornai potrò 

La cagion del terror... M’udite... ah nò. 

(Si ode un rullo di tamburi). 

Troppo è in me lo spavento e il terror, 

Troppo trema sconvolto il mio cor. 

Cat., Gior. Piet. Ma parla alfin ? 

Pras. Noi posso io no. 

Cat., Gior. Piet. A noi ti spiega ? 

Pras. Ardir non ho. 

Cat., Gior. Piet. Ma che ti avvenne? 

Pras. Io tremo, ahimè ! 

Cat., Gior. Piet. Perchè tremar? 

Pras. Scampo non v’è ! 

Fuggiam. 

Cat., Gior. Piet. Perchè ? 

Gior. Ti calma, io stesso a discoprire or vado, (per partire) 
Pras. Non partir, di Calmucchi e di Cosacchi ( spaventata) 
È investito il villaggio, 

E di tutto fan preda, 

Nelle osterie dappresso entrati sono, 

Mio zio fuggì, faccio lo stesso anch’io- 
Gior. Ah sì, fuggiamo! 

Pras. Fuggiamo ! 

Piet. Arrestarli conviene, 

Ne prendo io l’incarico. ( afferrando una scure). 

Gior. Noi siam tutti perduti. (guardando verso il fondo). 
Cat. No, no li osserva. (c. s.) 

Non riconosci in loro 
I nostri antichi amici 
Del Don e dell’Ucrania ? 

Io vuò salvarvi. 

E come ? 


Piet. 


* lo 

Gai. A me lascia il pensiero. (correndo in sua casa) 
Piet. Seguir ti vuò. 

Cat. Noi voglio; io te lo vieto. ( entra in casa ) 

Piet. Fanciulla singolare, 

Io vuo vegliar su lei quinci nascosto. (si ritira) 

S€EM Vili* 

Gritzenko alla testa di una truppa di Calmucchi. 

Gru. Nessun, compagni. 

Entriam. 

Coro Noi siam qua. 

Gru. e Coro Massacriam, devastiam, saccheggiam. 

Dei vasti deserti 
L’Ukrano guerrier. 

Si spande qual lampo 
Del turbo forier. 

Strage e morte 
Segue il forte, 

Sta nel ferro il suo poter. 

Tutto langue, 

Tutto è sangue, 

Tutto cede al suo voler. 

Degl’incendi alla vampa terribile 
Fra ruine, fra pianti e terror 
Si riempie di gioia terribile 
E col sangue ne spenge il furor. 

Col nostro acciar 

Saprem tutto acquistar. 

A noi bottin, 

A noi donne e buon vin : 

A noi dell’or, 

0 morte, stragi, orror. 

Cocente altra fiamma 
Nel seno ci sta ; 

Prostratevi, o donne, 

Chiedete pietà. 

Sia cacciato 
Sia fugato 

Lo spavento ed il dolor, 

Dolce affetto 


Gli arde in petto, 

V’offre amore il vincitor. 

Ma voi, cinte di muro incrollabile, 

Paventate nemiche città; 

Dell’Ukrano la man formidabile 
Di "voi tutte un deserto farà. 

Gol nostro acciar 
Saprem tutto acquistar. 

A noi bottin, 

A noi donne e buon vin : 

A noi dell’or, 

0 morte, stragi, orror. 

(,Mentre stanno per entrare nella casa di Giorgio, appare 
Cat. vestita da zingara con un tamburino in mano ; al 
di lei aspetto i Calmucchi retrocedono sorpresi). 

Cat. Fermate, olà — fermate, (sugli scalini della casa) 
Della mia voce al suon tutti tremate. 

Son’io la suora vostra, l’indovina. 

È sacra questa terra : rispettate 
Le ceneri di Wlasta, madre mia. 

Coro È dessa, è dessa ! 

La nostra suora ! 

Cat. Wlasta la santa che l’Ukrania adora ! 

Entrate, sì, ma guai 
Se alcun scordasse mai 
Il rispetto dovuto ai sacri lari. 

Anatema sovr’esso, 

Onta, e miseria e morte. 

Ma se l’ostello 
Che asii gli dà 
L’ospite ognora 
Rispetterà, 

La suora giuliva 
Con fiori e con suoni. 

Con balli e canzoni 
Ònor gli farà. 

Graditi intorno echeggiano 
Di nostra patria i cantici. 

A me fratelli, 

A me correte, 


Felice v’udrete 
Predir l’avvenir. 

Tu. poch’anzi contadino, (osservandola 
Vuoi sapere il tuo destin? manoaGrit.) 
Militare diverrai 
Nella guardia dello czar, 

Là ben presto ti farai 
Caporale dichiarar. 

Qual fortuna aver potrai 
Ho saputo indovinar, 

Se possente, il tuo valor 
L’innocente assista ognor. 

Coro Qual genio ! oh portento ! 

Predici al momento. 

Di noi che sarà. 

(Cai. esce cantando e danzando , tutti la seguono). 

SCEMA X. 

Giorgio e Prascovia, indi Caterina. 

Gioii. La van seguendo, evviva... 

Tu corri da tuo zio, 

Io m’affretto alla chiesa. 

Vo a far che per le nozze 
Sia tutto pronto e lesto. ( abbracciando Pras.) 

Pras. Bada ai cosacchi, bada ben, ti dico. 

Gior. Meglio, altrettanto preso dal nemico. 

SCEMA XI. 

Caterina, indi Pietro. 

Cat. Alfin son lungi, or respirar poss’io. 

Piet. Qual sangue freddo! quale ardir! (da se) 

Seguito ho i tuoi comandi. fa Cat.) 

Cat. Ebben, or son di te più sodisfatta. 

Se tu tenessi a lato ognor qualcuno 
Che t’impedisse far delle pazzìe. (Piet. fa un atto 
Non ti stupir! di sorpresa). 

Piet. Di nulla io mi stupisco! 

Ma pria di te nessun mi volse ancora 


2 


18 


Cat. 

PlET. 

Cat. 

PlET. 

Cat. 

PlET. 

Cat. 

Piet. 

Cat. 

Piet. 

Cat. 

Piet. 

Cat. 

Piet. 

Cat. 

Piet. 


Cat. 

Piet. 


Cat. 

Piet. 

Cat. 


Piet. 

Cat. 

Piet. 

Cat. 


Un tal linguaggio. 

E questo sol mi prova 
Che un amico non hai. 

Tu dici il ver, non uno. 

Ed io? 

Tu m’hai respinto... 

Come sposo, veduto i tuoi difetti, 

Ma non come un amico. 

Ah ! grazie, grazie ; io son tanto infelice ! 
Veggiam, raccontami i tuoi casi. 

So Tutti ? 

Sì, tutti ; credi forse 

Che dare io non ti possa un buon consiglio f 
Anzi il contrario io credo. 

Qual fu la patria tua? 

In Mosca io venni al dì. 

E il padre tuo? mi di’ 

Qual’era il suo mestier? 

11 suo mestier ? ma... quel che faccio io stesso. 
Fu dunque un legnaiol ? 

Qualche possesso 

Ei certo aveva, e nel mancar di vita. 

Mi lasciò.... 

La sua casa ? 

Ostel cadente 

E ch’io dovrò ben presto 
Restaurar. 

Demolir. Fia meglio ancora, 

Per poi di nuovo tutto edificar. 

Io pur così pensai. 

Ma, ohimè ! che ognor di ostacoli 

Sparsa ho la via.— Ah no! — Noi potiò mai. 

Or che diss’io? No, tu non sai voler, 

E questa è mia virtù, 

Chè il volere è poter. 

E credi tu ? 

Che il voler sia poter. 

Che dici mai ? 

Per quello che a me sembra 
Tu non sarai che un povero operaio. 


PlET. 

Cat. 

PlET. 

Cat. 

PlET. 

Cat. 

PlET. 

Cat. 

PlET. 



PlET. 


Cat. 


PlET. 


Cat. 


Io non sarò che un povero operaio ? 

Ed io pur vuo’ che altr’uom per me tu sia. 

Dici tu il ver ? 

Qualcosa di più grande 

E fia cosi perch’io lo vuo’. 

Tu il vuoi? 

Sì, perchè il vuo’ : che il voler è poter. 

E credi tu? 

* Che il voler sia poter. 

Al suo dir securo e altero 
D’alto orgoglio batte il cor; 

Quel suo spirto ardito e fiero 
Sveglia in me rispetto e amor. 

Vuoi tu che all’affetto 
Per te s’apra il core ? 

Ottien col valore 
Un segno d’ onor 
E tua questa mano 
Per sempre sarà. 

Io vuo’ che all’affetto 
Si schiuda quel cor, 

E mia quella mano 
Per sempre sarà. 

Svelato è il mistero, 

Tu sai come devi 
Sommesso e sincero 
Mertar la mia fe’. 

A te mio bel tesoro 
Io l’avvenir dovrò, 

Se cingerò l’alloro, 

Per te lo cingerò. 

Dei sensi tuoi memoria 
Saprò serbare ognor, 

Ed io dovrò la gloria 
Al mio primiero amor. 

In mezzo alle squadre 
T’attende la sorte, 

Mei disse la madre 
Che all’ara consorte 
D’un forte — ne andrò. 


PiET. 

Pi ET. E Cat. 


Cat. 

PiET. 

Cat. 

Piet. 

Cat. 


PlET. 


Ebben, tal sarai. 

Sì tale sarò. 

ÀI suon della tromba 
Che fiera rimbomba 
Di guerra al fragor, 

In mezzo alle palme 
Giurarsi nostr’alme 
Dovranno famor. 

La mia man promessa è a te. 

La tua man promessa è a me. 
Sempre tua sarà mia fè. 
Sempre mia sarà tua fè. 

Va 7 , prendi a divisa 
La gloria e l’amor. 

Sarà mia divisa 
La gloria e f onor. 

SCENA XII. 

Giorgio, Prascovia e Caterina. 


[esce] 


Gior. Evviva il matrimonio ! 

Senza stenti alla fine è tutto in pronto, 

Furo avvertiti i testimonii, e ancora 
Lo zio Rainoldo e tutta la famiglia, 

E fino i suonatori 

» Ch’or or verranno a prendere io sposo. 

Cat. Andiam, ti sbriga. 

Gior. Vado. ( entra in casa ) 

Pras. Intanto io vuo’ contarti un’avventura; (a Cat.) 
L’innamorato tuo, 

Il vecchio borgomastro, 

Con aria di mister questo biglietto 
Pregommi a consegnarti, (dà la lettera a Cat.) 
Cat. ( passando la lettera a Pras.) 

Ecco, leggi, per te non ho segreti. 

Pras. Oh ciel ! ( apre e legge la lettera) 

Cat. Che avvenne? 

Pras. « I Cosacchi hanno imposto nuove leve ( leggendo ) 
Sopra questo villaggio. » 

Cat. Ebben ? 

Pras, « Se tu non trovi a Giorgio un cambio... 


» 


Cat. (togliendole la lettera di mano e terminando di leggere.) 

« Qual soldato dovrà partir stasera. » 

Pras. Partir ! questa è un’infamia, (j piangendo) 

Un caso atroce ! Un giovine sull’atto 
Di prender moglie!... 


Cat. 

Pras. 


Cat. 

Pras. 

Cat. 

Pras. 

Cat. 


Pras. 


Cat. 


Pras. 


Ah ! taci. 

Il matrimonio almen fosse già fatto ! 

Ahi qua! tormento! — ahi qual dolor! 

Scoppiar mi sento — in seno il cor. 
Ahimè sperare — che più non so; 

Sposa all’altare — giammai ne andrò. 
Fanciulla andiam — ti calma orsù, 

Sarai tu sposa — non pianger più. 
Che dici mai ? — mi sposerà ? 

All’ara andrai •— ti sposerà. 

Ed aver per un’ora 
Il congedo ei potrà ? 

Non temer, per un’ora. 

Il congedo egli avrà. 

Il borgomastro io credo 
Tal grazia accorderà. 

Soave parola 
Che tutto consola 
L’ardente mio cor ! 

Sia tregua alle pene, 

Chè i voti l’Imene 
Compisce d’Amor. 

Ma quel lasciarsi 
Trascorsa un’ora 
Sarà, me lassa ! 

Più crudo ancora 

Ahi qual tormento ! — ahi qual dolor ! 

Scoppiar mi sento — in seno il cor ! 
Or via raffrena il pianto, 

Noi farem d’ottener ch’ei resti qui 
Del tempo ancor. 

Ma pur ?... 


Cat. 


Cinque o sei dì. 


Pras. Ah nò, che è poco ancor. 

Cat. Ebben, se fosse 


22 


Pras. 

Cai. 

Pras. 


Cai. 

Pras. 

Cat. 
Pras. 
Pras. e 


Pras. 

Cat. 

Pras. 

Cat. 

Pras. 

Cat. 

Cat. 

Pras. 

Cat. 

Pras. 

Cat. 


Pras. 

Cat. 


La settimana intiera ? 

Come ?... davver?... l’intera settimana ?... 

Ah mia diletta suora... 

E perchè piangi sì, che mai t’accora ? 

Ahimè ! — se la domenica 
Lasciarmi egli dovrà 
Per noi qual duol sarà? 

Ahi dall’affanno 
Regger non sò, 

Per tal sciagura 
Di duol morrò. 

Ebben. .. quindici dì. 

Ah ! ne ringrazio Dio. 

Il tempo avremo allor. ... 

Di che? 

Di dirsi addio. 

Cat. Quindici giorni 
Alla buon’ora, 

Per chi s’adora 
Son l’avvenir. 

Malgrado mio, ma perchè piango ancora? 
Malgrado tuo, ma perchè piangi ancora? 

E rido. 

E ridi. 

Suora mia confido in te. 

(Madre, ah tu, soccorri a me!) 

Non ti scordar quindici giorni soli. 

Non più ? 

Nò, Giorgio allor pel reggimento 
Dovrà partir e rilevare il cambio. 

Ma come un camhio a lui noi troveremo ? 

Un ne conosco a lui pari in figura, 

Che l’uniforme militar non teme: 

Tosto corro a parlargli. 

Ma se tu qui non sei per gli sponsali ? 

Ti giungerò alla chiesa. 

Ecco il corteggio. Addio! (Cat. esce 


SCEM XIII 


Rainoldo, Prascovia, Suonatori , Garzoni e Fanciulle che 
fan corteggio agli sposi. I suonatori accordano i loro 
strumenti e vanno a porsi sulla scala che conduce alla 
casa di Giorgio. 

Coro Nuzial vesta — ti rivesta 

0 il più bel d’ogni marito, 

Ti fà invito — a suon di festa 
Coi congiunti l’amistà. 

Scendi ed apri, chè l’amore 
Pien d’ardore — or batte qua. 

Rain. Antico è stil che attendere 

Si faccia il fidanzato 

Di nozze il primo dì.— L’emblema è questo... 
Pras. Di che? 

Rain. Per far comprendere 

Che il comandar fu dato 
A lui soltanto qui. 

Pras. Ma,dell’uso egli abusa, 

È questo un vero scandalo. 

Rain. E allor la fidanzata 

Intuonar dee degli avi nostri il canto 
Perch’ei s’affretti a comparirle accanto. 
Lo sai tu ? 

Pras. Senza dubbio, 

E qui noi tutte lo sappiam. 

Coro Sì, tutte. 

Rain. Ebben l’intona allor. 

Pras. Già batte l’ora 

E in sua dimora 
Perchè lo sposo 
Sì tardo ancor si sta ? 

La dolce sposa 
L’attende ansiosa: 

Giunta ai convegno 
Di lui più pronta è quà. 

Ella potria 
Farsi adirata, 


24 


Ei ne saria 
Dolente allor. 

Attender tu noi dei, 

Deh vien sposo gentil, deh vieni a lei. 
La danza è presta 
E qua s’appresta 
Dei tigli all’ombra 
Ognun lieto a ballar. 

La folla è grande 
Che qua si spande, 

I danzatori 

Non ponno a noi mancar. 

Qualcun potrebbe 
Prendergli il loco, 

Ei ne saria 
Dolente allor. 

Attender più non dei, 

Deh vien, sposo gentil, deh vieni a lei. 
Hain. Perchè lo sposo 

Attender fa? 

Troppo è ritroso, 

Troppo si sta. 

Or che si aspetta 
Fretta non ha ? 

Egli ha nel seno 
Di gelo il cor. 

Io tutto pieno 
D’ardente amor 
Volando a lei 
Direi — son qua. 

SC EH A XIV. 

(iiuRGio, comparendo in maniche di camicia in cima alla 
scala , e detti; indi Caterina. 

(tIOR. Eccomi, amici miei, 

Di grazia, un solo istante. Io la mia veste 
Indosso tosto e poi 

In breve io scendo a voi. (entra in casa) 

(In questo istante passano al fondo della scena e al suono 


del tamburo le reclute condotte da dei soldati; salgono 
il molo da dove devono imbarcarsi. Suono di marcia ). 

Coro di Soldati Soldati andiam, 

Lieti marciarci, 

Intrepidi a pugnar. 

Premio al valor 
C’attende onor, 

Corriamlo a meritar. 

Di guerra al suon voliamo alla vittoria 
Morte sfidiamo ad acquistar la gloria. 

Pras. e Gior. Mi batte il core 

Di speme e amore, 

Sarem felici alfin. 

Rain. e Coro di suonatori. 

* Amici orsù ( bevendo ) 

Facciam giu giu, 

Beviam, questo è buon vin. 

[Si odono suonare le campane della chiesa.) 

Rain. Batte l’ora, alla cappella 

Sposi felici il buon pastor v’appella. 

(Tutti s'inginocchiano sul davanti del Teatro. Le donzelle 
collocano sulla testa di Prascovia la corona ed il velo 
da nozze , altre sue compagne le legano un mazzetto. In 
questo tempo Caterina ravvolta in un ampio mantello 
sale in mezzo ad altre reclute sul molo. Élla attenta¬ 
mente osserva Prascovia , Giorgio e gli altri.) 

Cat. Ognor sovr’essi vigile 

0 madre abbi il pensier. 

Io resto in duolo e in lacrime 
Ma adempio il tuo voler. 

Pria di salir fra gli Angeli 
Dicesti o madre a me, 

Guida il fratei, proteggilo, 

Felice, o madre, egli è. 

j Caterina monta sulla nave , e Giorgio abbracciando Pra¬ 
scovia , si dirige con gli altri verso la Cappella; ma non 
vedendo Caterina si arresta, e Prascovia gli fa cenno 
che ella gli raggiungerà alla chiesa. Tutti vi entrano.) 

Coro di soldati. Cessi deh cessi il pianto 

Ma lieto alla tua bella 


26 


L’eco ripeta il canto 
D’addio del marinar. 

Cat. (sulla nave che s'allontana). 

Vascel sulla tua sponda 
Giulivo or suoni il canto, 

Ripetan l’aura e l’onda 
L’addio del marinar. 

Caterina invia un ultimo addio a suo fratello che non la 
vede : e la nave sparisce. Cade il sipario.) 


FINE DELL’ATTO PRIMO. 


ATTO SECONDO. 

Campo russo ; delle tende in fondo. A destra e a sinistra soldati 
di differenti arme, aggruppati diversamente. Fasci di fucili, carri 
con cannoni ec., ec. 

SCEMA I. 

All'alzarsi del sipario tutti si trovano danzando. Le dan¬ 
zatrici sono vestite parte da reclute , parte dà tamburini. 
Le coriste (circa due terzi ) son vestite ugualmente. — 
Natalia, Ekimonna, ed altre vivandiere passeggiano pel 
campo o ballano con i soldati. Ismailoff e Gritzenko. 

Grit. Danzammo assai, ( avanzandosi ) 

Basti per or. 

Più dello schnick il ballo dà alla testa. 

Or miei bravi compagni 
Si canti una canzone. 

Cosacco, a te sta il cominciar. 

Ism. Son pronto. 

Senza ferir qui la modestia mia 
Io posso, credo, dirvi o Caporale 
Una strofa gioviale 
Fatta in onor della cavalleria. 

(Avanzandosi in mezzo degli usseri che lo circondano). 
Bel cavalier che intrepido 
Si slancia sul corsiero 
Col ferro formidabile 
Sfidar può il mondo intiero. 

Già squilla il suono, 

Fra Tarmi ei sta; 

Non dà perdono, 

Non ha pietà. 

Trema ciascun del suo temuto acciar 
Al fiero lampeggiar. 

S’invola ognun del rapido 
Cavallo al galoppar. 

Ma il cavalier terribile 
Per Tarmi ed il valore, 

Gentil, non sdegna i facili 
Trionfi dell’amore. 


Galante e bello 
Ferisce i cor, 

Egli è il modello 
Dei seduttor. 

Ei ride della timida beltà 
E amor gli giurerà; 

Ma questo amor volubile 
Con lui s’involerà. 

Grit. Alto là. Questa strofe offender parmi ( avanzandosi) 
L’onor del Reggimento 
Dei prodi granatieri. 

10 difenderlo vuo’ 

Da bravo caporale 

Intuonando un guerrier canto leale. 

Coro Egli ha ragion. 

Grit. [indirizzandosi a Cai. ed ai coscritti a cui fa fare 
resercizio). Su via, bravi coscritti, 

Un po’ d’arte adoprate 

Per manovrar almen con maggior grazia. 

Tutti udite, 

Attenti quà, 

11 codice guerriero 
Del russo granatiero. 

(Nel tempo del ritornello della canzone , le danzatrici ve¬ 
stite da reclute fanno l’esercizio comandate da Grit.) 
Granatiere moscovita 

Vuo’ col canto farti onor ; 

Niun ti vince, niun t’imita 
Nella grazia e nel valor. 

Coro Niun ci vince, niun c’imita 

Nella grazia e nel valor. 

Gru. Quando ferve la battaglia 

Sei beato in mezzo al foco, 

E le bombe e la mitraglia 
Son per te scherzevol gioco. 

Coro E le bombe e la mitraglia 

Son per noi scherzevol gioco. 

Grit. Soprattutto è con le belle, 

E sian pur le più rubelle, 

Che il galante granatiere 


29 


Tutto spiega il suo potere. 

Coro Colle belle il granatiere 

Tutto spiega il suo potere. 

Grit. No per lui non v’ha rigore 

Che stancar possa Tamore. 

Fonde il ghiaccio con Taffettà 
Che gli brucia in mezzo al petto. 

Coro Fonde il ghiaccio con Taffettà 

Che gli brucia in mezzo a! petto. 
[S'avanza Cat. con le recinte, tutti col fucile in spalla e 
si schierano a dritta del teatro. Grit. comanda loro due 
o tre movimenti. Natalia ed Ekimonna vengono ad of¬ 
frir le loro bevande alle reclute. I soldati di altra ar¬ 
ma si sono a poco a poco allontanati. Caterina ha po¬ 
sto il suo fucile a sinistra e si è assisa a piè dell'albe¬ 
ro che è in mezzo della scena. Gritzenko passeggia 
avanti eindietro e sembra esaminar e atlentamenteC aterina) 

SCEMA II. 

Caterina, Natalia, Ekimonna e Gritzenko. 

Ben arduo è il mestiero ! 

Sì, duro assai per un nuovo coscritto! 

Giovin soldato, vuoi qualche rinfresco? 

Grazie, gentil fanciulla. 

È la sete che manca? 

Ovver la borsa ? 

Ebben, vi farem credito. 

A un giovine sì bello, con piacere. 

Perchè quel Caporale (da se. guardando Grit.) 
Sì fissa in me lo sguardo? 

Di me qualche sospetto 
Avrebbe per azzardo ? 

(Alle due Vivandiere che le offrono da bere). 

Grazie, ma il conto alfìn convien saldare. 

Nat. D’un così bel garzone (scherzando) 

I debiti adempir può sempre un bacio. 

Cat. Un buon equivalente. ( ridendo ) 

(da se) Ma il vecchio Caporal sempre mi guarda, 

S’io ricuso fo nascer dei sospetti. 


Cat. 

Nat. 

Cat. 

Nat. 

Ekim. 

Nat. 

Ekim. 

Cat. 


30 

Ekim. Sta ancor in dubbio ! 

Cat. ( baciando Nat.) No, non prendo nulla 

E pago innanzi tratto . [baciando due volte Ekim.) 
Ekim. Come! pagate il doppio! 

Nat. Soldato generoso ! 

Ekim. Render vi devo il resto ? 

Cat. (guardando nel fondo della scena). 

Ah! no: v’hanno chiamate! 

(Le due Vivandiere escono a corsa e ridendo). 

SCEMA III. 

Gritzenko e Caterina, che va canterellando un aria. 

Grit. Qual aria canti là? 

Cat. La marcia sacra. 

Grit. Non è permessa. 

Cat. È la marcia del czar. 

Grit. Non è permessa, io dico. 

Il nostro Colonnello ha comandato 
Che niun la canti o suoni. 

T’avvicina, o Coscritto, e ben mi osserva. 

(A Cat. che ostenta avanzarsi brutalmente). 

Non son uom da disprezzare, ( guardandosi con 
Svelto io sono in ogni affare, compiacenza) 
Pien di vita e di salute 
Con le braccia nerborute : 

Occhi ardenti, pelo biondo, 

Uom di garbo, grasso e tondo. 

Non v’è donna che resista 
A’miei sguardi alla mia vista. 

Cat. Non dico di no. 

Grit. Inver non son spiacevole, 

Malgrado il mancamento della barba, 

Che, per san Sakinka ! 

Fui costretto a tagliare. ( con astuzia) 

Con man spedita 
Tagliomi in fretta 
La proibita 
Barba diletta. 

Con gran talento 


All’opra sletti, 

Ho raso il mento.... 

(Con astuzia e mostrando i suoi enormi baffi.) 

Ma, due battetti ! 

Cat. Che avete caporal? perchè tenete 
In me sì fissi gli occhi? 

Gru. Perchè tu mi richiami alla memoria 
Una giovin, vezzosa cantiniera 
Che già vidi in Finlandia 
Non lungi da Wisborg. 

Cat. Ell’era mia sorella. 

Grit. La causa ora comprendo 

Di tanta somiglianza.... 

Profetessa sapiente ! 

Fu lei che mi predisse 
Ch’un dì sarei montato a caporale 
Della guardia imperiai. Non men di questo 
Cat. E guadagnate al giorno sei copecchi. 

Grit. Assai più... dieci... venti 

Per ogni sera, e fin trenta, quaranta. 

Cat. Per qual fortuna, amico? 

Grit. Se lo brami saper or te lo dico. 

Un giorno io mi lagnava 
DelFordin singolare 
Del czar, che di tagliare 
La barba comandò. 

Un ufficiai m’intese 

E disse, egli è dei nostri ; 

Poi per la man mi prese 
E un foglio mi donò. 

11 foglio ho ricevuto, 

Ma noi lessi. 

Perchè ? 

Perchè legger non sò. 

È giusto. E che ne feste ? 

Quel foglio contenea 
Venti monete, e queste 
Son qui, serbar le vuò. 

Ma l’indomani sera 
Quell’ufficiale istesso, 


Cat. 

Grit. 

Cat. 

Grit. 


Passando a me dappresso 
Così mi favellò: (imitando la voce autorevole 
Hai Cordin tu compiuto? delVuffizialé). 

Per quanto io l’ho potuto. ( imitando la sua 
E trenta altri copecchi risposta a voce umilej 
In man mi sdrucciolò. 

E ieri ancor quaranta, 

E infin la copia è tanta, 

Che, per san Nicolao ! 

’Ve porli or più non sò. 

(mostrando il suo borsellino). 

0 quanto è dolce il suono dei quattrini ! 

Or qui guardate quanto son carini. 

L’oro a lodar non trovo la parola 
A tutti esso fa far la capriola. 

Cat. Ma voi serbate il foglio? 

Gru. Senza dubbio. 

Cat. Avete torto. Esso occupa del posto. 

Grit. È vero. 

Cai. Io dunque il leggerò per voi. 

(togliendogli il foglio di mano). 
Grit. Ebben, che dice il foglio? 

Cat. Si ricompensi il Caporal Gritzenko. 

Grit. Ecco una chiara prova 

Ch’è inutil la lettura. Io già l’aveva 
Indovinato. 

Cat. ( leggendo a parte) Ma che mai discopro ? 

« Per ciascun soldato che potrai 

Trar nel nostro progetto 

Dieci copecchi avrai. » (pensierosa) 

Ma qual progetto ! 

Grit. In guardia, 

Il nostro colonnello. 

Presenta tosto Farmi. (Cat.presenta l’arme•) 

SCENA. IV. 

Yermoloff e seguito d’Ufficiali. 

Yer. Caporale, va dunque tutto bene? 

Grit. Sì, colonnello. 

Yer. Previeni il capitano che fra poco 


Il generale in capo 

Passerà la rivista in questo loco. ( Grit. esce) 
SCENA. A. 

Yermoloff e Uffizioli. 

1° Uff. Ebben ? quai nuove rechi? 

Yer. Un editto del czar a noi diretto. 

2° Uff. Caso strano, fìnor quasi ignorati, 

Appena ci nomò fra’suoi soldati. 

1° Uff. Nè mai ci fè l’onor di sua presenza. 

2° Uff. Ma che dice l’editto? 

Yer. Sommette l’ufficiai come il privato 
Alla pena servii. 

1° Uff. Esser non puote ! 

Yer. Ma se pur fosse che fareste voi ? 

2° Uff. Che faremmo? lo dica ognun di noi. 

Coro Assai la nostra fronte ( con indignazione) 

Gl’insulti ricoprir ; 

Del czar l’orgoglio e Fonte 
Più non possiam soffrir. 

Su noi, crudi piombarono 
I ferri del carnefice 
Nè femmo un detto udir ; 

Ma pena vii subir ?. .. 

Giammai, no, pria morir. 

(Rullo di tamburo. — Uffizioli e soldati corrono a porsia 
rango. Compariscono il generale Tchéréméteff, che vie¬ 
ne dalla destra, e passa avanti i soldati). 

S’inalzi, ondeggi all’aere 
L’insegna della gloria, 

Le trombe intorno echeggino 
Un inno alla vittoria. 

Tra i rischi uniti e intrepidi 
Voliamo a trionfar. (IlGenerale si allontana) 

A voi Strelitz magnanimi 
Cui spense iniquo acciar, 

Sorgete dalle ceneri 
Vostr’onte a vendicar. 

Non merita perdono 
Chi mai non perdonò, 


34 


Troppe ìe macchie sono 
Del sangue ch’ei versò. 

[Rullo di tamburo. — Ritorna il Generale). 

S’inalzi, ondeggi ec. ec. 

{Il Generale parla in segreto a Gritzenko poi esce.) 

Grit. Andiam, presto, sbrigatevi. (ai soldati 

(I soldati si occupano ad erigere una tenda) 

SCEMA VE 

Caterina avvicinandosi a Gritzenko. 

Cat. Che cos’è Caporale ? 

Grit. Si tratta d’una tenda 

Che il nostro General vuole inalzare 
Per due belli ufficiali che qui aspetta. 

Ho bordine di por tre sentinelle 
Intorno a questa tenda. 

Cat. Tre ! 

Grit. ( bruscamente ) Silenzio ! 

In fronte della tenda tu ! (ad un soldato) 

A manca tu... (ad un altro). A destra tu! (a Cat.) 
Quest’è l’ordin di guerra. 

Cat. (ridendo agli altri soldati) 

0 che sciocco ! 

Grit. ( bruscamente ) Silenzio ! 

Non pensare, non parlare, (con importanza) 
Ubbidire e ben marciare, 

Sempre pronto a fiera tresca 
Questa è vita soldatesca. Marche. 

(Si volta marciando e tutti i tre partono con lui , marcian¬ 
do militarmente , eccettuato Caterina che si vede qualche 
volta andare e tornare dal casotto alla tenda e vice¬ 
versa). 

SCEMA VII, 

Tchérémèteff, Pietro, Danilowitz : due Aiutanti entrano 
nella tenda , e Caterina. 

Tch. Come? Già qui son giunti gli ufficiali ( salutando) 
Che annunciati mi furo ? A stento il credo. 

Per voi come per tutti 
Qui altrimenti non. son che il capitano, 


Pi et. 


35 


Tch. Obbedito sarete. 

Piet. Ho udito dir che in questo reggimento 

Regna uno spirto di rivolta. È vero? 

Tch. Falsi rapporti sono. 

Piet. Non ostante ho pensato alla difesa. 

Aspetto da Tobolsk un reggimento 
Di granatieri. È giunto? 

Tch. No, Sire.... capitano. ( correggendosi) 

Piet. D’una truppa di Tartari fedeli 

Attenderò l’arrivo. 

Ne udiste nuove? 

Tch. , Niuna, capitano. 

Piet. Presto dunque a cavallo, [ai due Aiutanti) 
Domani le due squadre 
Esser qui denno, il voglio. 

(Con un gesto fa cenno agli Aiutanti di partire ), 

(a Dan.) Or buona sera 

Alle cure, agli affari. A cena andiamo, (a Tch.) 
Nel giunger qui ho veduto due fanciulle 
Col baril sulle spalle, 

E l’aspetto di due belle guerriere. 

Tch. Son venditrici di liquori al campo. 

Piet. Falle venir, ci mesceran da bere, (a Tch. che esce ) 

SCEMA ASIE 

Caterina, Pietro, Danilowìtz. 

Piet. Ebben, che dici della tua fortuna ? 

Dan. Comincio ad avvezzarmi ; 

Ma poco fa la testa andava in giro. 

Piet. Forse ancor più stasera 

Ti potrebbe girare, 

Poiché tu non sai bere. 

Dan. Eppur non è ch’io manchi di studiare, 

Piet. Ebbene a questa mensa 

Ove il buon vin c’ invita, 

Ti fo disfida a bevere. 

Dan. Accettato. 

Piet. Dunque andiam, la battaglia incominciamo. 

Dan. Beviam da gran signor. 

Piet. No. .. da soldato,. 


36 

Pi et. E Dan. Viva dell’orgia 

L’ebra follia, 

Per lei s’oblia 

Ogni dolor. ( prendendo una bottiglia) 
Vien mia diletta 
Incantatrice, 

Render felice 

Mi puoi tu ognor. ( bevono e mangiano) 

Cai. (a sinistro, al di fuori della tenda , ascoltando) 

Che cosa mai succede 
Là sotto al padiglione? 

Qui già nessun mi vede. .. ( osservandosi 
Mi tenta l'occasione. intorno) 

(Avvicinandosi alla tenda e cercando di aprirla un poco) 
So bene che un soldato 
In fazione appostato 
D’aver curiosità i 

Non ha la libertà. jj 

Ma in fede mia quando il soldato è donna 
Senza dubbio in tal caso 
Permesso sarà. 

Io vedo un ufficiale... (guardando da una fenditura 

Oh ciel ! Danilowitz della tenda) 

Tempo fà pasticciere. E presso a lui. ... 

Gran Dio ! mi reggo appena.... 

Pietro !... di capitano in uniforme... 

Sì rapida carriera... 

Una spalletta d’oro.... Ah.. certa io n’era. 

Eppur il cor 

Credere al guardo mio non osa ancor. 

Piet. Beviam, beviamo ognor. 

Cai. Ah, non più dubbio. 

Sì pronto a ber, 

Dev’esser lui davver: 

Pur non và bene 
Bever così. 

Piet. Di ber più non hai core 

E di già d’esser vinto hai gran timore. 

Dan. No no, non è così. 

La bottiglia finì. 


3 


Un’altra allor, un’altra. 

Ah ch’io temo per voi, pel capo vostro. 
Pel mio capo tu tremi ? Ed io volare 
Sul tuo questa bottiglia or or farò. 

Se tu non obbedisci, 

Io non perdonerò. 

Sdegnato ! È lui davver. 

Ma non sta bene 
Bever eosì. 

Piet. (a Danilowitz che gli ha versato da bere) 

Mira come il rubino 
Del liquor porporino 
Scintilla nel bicchier. 

Andiam, beviamo amico, 

Al mio primiero amore — a Caterina. 

Alla vezzosa, 

Alla graziosa, 

All’amorosa 
Alla divina 
Caterina. 

Cat. Oh, non sta male 

Bever cosi. 

Se il bevere è colpa 
Qui colpa non vedo. 

Ch’ei beva concedo 
Pel suo primo amor. 

La sua diletta 
Incantatrice, 

Renda felice 
Quell’alma ognor. 

Piet. e Dan. Viva dell’orgia* 

L’ebra follia, 

Per lei s’oblia 
Ogni dolor. 

Vien mia diletta 
Incantatrice 
Render felice 
Mi puoi tu ognor. 

(Si presenta un'altra sentinella) 

Cat. Ciel., l’altra sentinella ! 


Piet. 

Dan. 

Piet. 


Cat. 


Per buona sorte io spero, 

Che non m’abbia osservata. 

Per qualche istante qui starò celata. 

(Cat. entra nel casotto a manca) 

SCEMA IX. 

Pietro e Danilowitz nella tenda , Ekimonna e Natalia 
sulla soglia di essa ; Caterina entro il casotto. 

Dan. Non so se doppio io vedo, 

Ma scoprir parmi, come chi direbbe 
Due belle Vivandiere. 

Pi et. Tu vedi chiaro ancora. 

E come vi chiamate (alle Vivandiere) 

Vezzose tortorelle ? 

Ekim. Io mi chiamo Ekimonna. 

Piet. Bel nome ! 

Nat. Io Natalia. 

Dan. A meraviglia ! 

o 

Non temete di noi, v’avvicinate. 

Piet. Graziose vivandiere 

Or siate a noi coppiere. 

Qui presso a me venite, ed ambedue 
A me versate or quà, 

Ch’egli più ber non sa. 

Presso a te mia gentil vivandiera. 

Più si mesce e rimesce 
Più la sete s’accresce, 

Cantare e bevere 
È il vero giubbilo, 

Ed il canto con voi non mancherà. 

Presso a te mia gentil vivandiera 
Più divampa l’ardore, 

Più s’accresce l’amore. 

Ognor s’alternano 
Entro il mio cor 

E l’ebbrezza del vino e dell’amor. 

Nat. E qual canzon bramate? 

Ekim. Romanze ? 

Nat. Ovver ballate? 

Piet. Romanze a me? — Oibò. 


39 


Ekim. 

Nat. 

Dan. e Piet. 
Nat. e Ekim. 
Piet. e Dan. 
Nat. e Ekim. 


Io sospiri non vuo\ ma più vigore. 
Del kirsck ? 

Del rhum ? 

Sta bene. 

E noi ne. abbiamo qua. 

E attenti ognun di noi v’ascolterà. 
Sui vecchi spaldi del Kremlin 
Due fier Cosacchi a pugna andar. 
Una bottiglia di buon vin, 

Una beltà gli fea sfidar. 

FragiI, vermiglia una è di lor, 
Fragil, vermiglia è l’altra ancor. 

Ma chi di due la vincerà? 

Solo Tacciar deciderà. 

Vecchio sergente ivi arrivò 
E tal consiglio a lor donò. 

Giocate ai dadi, in carità, 

E la bottiglia e la beltà. 

Prudente è i! farlo, ei dice lor, 

Di ciò non v’è cosa miglior. 

Disser, và ben^ si giocherà, 

La sorte sol deciderà. 


Non più battaglia; ognun di lor 
Felice fu qua! vincitor. 

Ma il vincitor della bottiglia 


Non invitò l’amico a ber, 

L’altro però, o meraviglia ! 

Il cambio offrì con gran piacer. 

Un granatier che merta fè 

La bella storia a noi narrò! 

Piet. e Dan. Graziosa storia è questa affé, 

Giammai scordarla io non saprò! 

La seconda sentinella s'allontana. Caterina esce dal ca¬ 
sotto e sì accosta alla tenda). 

Cat. Ei s’allontana alfìn. Va ben, va bene. 

Fanno in due cotanto strepito, 

Che si battano ho timor, (guarda da una fenditura) 
Giusto cielo ! Son quattro.... A quest’oltraggio 
Sciolto è il vincolo d’amor. 

Nat. Cessate. 


40 

Piet. Eh via. 

Ekim. Cessate. 

Dan. . Calmate il vostro ardor. 

Nat. e Ekim. Si cessi al fin lo scherzo, 

Troppo volubil siete ; 

Mai posseder potrete 
Nè la mia man nè il cor. 

Nulla a temer mi resta, 

Conosco a prova il mondo, 

Il mio saper profondo 
Mi salverà l’onor. 

Pi et. E Dan. Oh qual soave scherzo ! 

Viva d’ amor la face, 

Che instabile e fugace 
Solo un dì brilla e muor. 

Beltà, voi che nel mondo 
Regnate, ah rispondete 
A quel desio profondo 
Che ne tormenta il cor. 

Cat. Tutto finì. Quest’onta 

Libera ornai mi rende. 

Lo sdegno il cor m’accende. 

Dall’odio è vinto amor. 

Della vergogna un segno 
Saprò destargli in volto, 

Se porga il Cielo ascolto 
Al giusto mio furor. 

SCEMA X. 

Comincia a sorgere il giorno. 

Gritzenko alla testa di una ronda, mentre Ismailoff entra 
nella tenda a destra, 

Ism. [presentando una lettera ) 

Al Capitano Pietro, il Generale. 

Piet. [alquanto ebbro ) 

Prendi, [a Dan.) leggi. Che mai potrà voler ? 

Dan. Inconcepibil sembra. (dopo aver letto) 

Venite... 

Io sto ben quà. 

Resta e veglia su lui. 


Piet. 

Dan.. 


[ad Ism.) 


[Dan. esce sollecitamente per la destra col soldato, lasciando 
Pietro solo con le due Vivandiere. Frattanto Gritzenko 
e la sua pattuglia , dopo aver levata la fazione, ritor¬ 
nano a sinistra incontro a Caterina ). 

Gru. Il caporal fedele al suo dovere 

Or viene a rilevar la sentinella. 

Cat. Or solo egli è. 

Gru. Che veggo ? 

Un soldato indiscreto 

Ha l’ardir di spiare i suoi Maggiori ! 

Giovìn soldato. 

Cat. Ebben ? 

Grit. Spirata è bora, 

Vengo a cambiarti, 

Cat. No, partir non vuò. 

Gru. Andiamo, orsù. 

Partir dei tu. 

Cat. Partir? 

Io resterò dovessi or qui morir. 

Grit. Ma la consegna? 

Cat. Io non la curo. 

Gr:t. La disciplina ? 

Cat. Io la derido. 

Gru. La punizione? 

Cat. Che importa a me ? 

Di lei mi rido 

Come di te. ( gli dà uno schiaffo). 

[Grit. caccia un urlo. Alla sua voce molti soldati arri¬ 
vano Àn scena,. 

Cat. Tutto fini. Quest’onta ec. ec. 

Nat. e Ekim. Si cessi al fin, lo scherzo ec. ec. 

Piet. E Ism. Oh qual soave scherzo, ec. ec. 

Grit. Oh qual mortale oltraggio ! 

10 soffoco di sdegno! 

Schernito a questo segno ! 

Non reggo al disonor ! 

Ma questo grave insulto 
Esser non deve inulto; 

Olà, che ognun secondi 

11 giusto mio furor. 


42 

Coro Sì, questo grave insulto 
Restar non deve inulto, 

Ognun di noi secondi 
11 giusto suo furor. 

Ekim. Ebbene, che cosa è questo fracasso ? 

(Essendo la tenda aperta si vede Pietro a tavola col bic¬ 
chiere in mano). 

Gru. Che vedo ? un capitano. È quel ch’io cerco. 

Piet. Ancora un importun ! Da me che brami ? 

Ti spiega, ma fa’presto. 

Grit. È che uno schiaffo diede [con voce soffocata 
A me suo caporale dalla collera). 

Un soldato comune. 

Piet. Sia tosto fucilato. 

Cat. Ah ! ( con grido) 

Grit. Avanti, avanti, (ai soldati che circondano Cat.) 
Cat. (a Piet.) Ah Pietro 1 (inginocchiandosi.) 

Ah ! madre fa’che la mia voce arrivi 
Entro il suo cor. Ah Pietro riconosci 
Le mie sembianze... guarda... 

Son io !... 

Piet. Sei tu ?... (rìdendo e non conoscendo Cat.) 

Cat. Silenzio ! 

Piet. Sia tosto fucilato. 

Cat. Ahimè ! dal vin scaldato 

Ei non mi vede, non mi sente. Oh sorte ! 
Ebbene io morirò, ma ti rammenta 
Che sei tu quel che mi condanna a morte. 

(I soldati trascinano via Caterina. Pietro alle ultime pa¬ 
role di essa si è alzato da sedere , e facendo scorrer la 
mano sulla fronte come per riaver le sue idee, passeg¬ 
gia alquanto riavuto e si fa innanzi gridando) 

Piet. Alto là ! (Èkim. e Nat. escono) 

Grit. (che era stato presso la tenda al di fuori mentre i 
soldati conducevano via Caterina). 

Qual è il vostro comando, o capitano? 

Piet. Quei tratti.... quella voce.... 

E sovra tutto quegli estremi accenti ! 

Va, corri: quel soldato 

Qui presto riconduci, od in prigione!... 


43 

Gru. Sakinka ! qui non chicdesi ragione ! [parte) 

SCENA XI. 

Danilowitz e detti . 

Dan. Il vostro generale [frettolosamente) 

Di nulla più risponde. È certo ornai 
Che al punto dell’attacco una rivolta 
Dovrà scoppiar ! 

Piet. Rivolta !... attacco ! 

Dan. " Ignoto 

De’capi è il nome, e della trama il filo. 

Piet. Che importa ? ora si tratta 
Di lei, di Caterina ! 

Dan. Caterina ! ( maravigliato ) 

Piet. L’immagin sua comparve agli occhi miei 

E alla ragion mi rese. 

SCEMA XII. 

Gritzknko e detti . 

Piet. [andando verso il caporale che ritorna) 

Ebbene? 

Grit. Capitano ! 

Piet. Il giovine soldato ? 

Grit. Al momento arrivai 

Che caricando stavano i fucili, 

Ei tranquillo scriveva, 

Perchè quell’uom conosce la scrittura 
Più che la disciplina. 

Piet. E poi? t’affretta. 

Grit. Deh ! fermate, gridai ; 

E qui lo conduceva, 

Allor che visto un fiume a noi vicino, 

Di sdrucciolarmi in mano questa carta 
Prima gli venne fatto. 

Or mentre io la guardava 
Nell’acqua si slanciò, 

E come i pesci fanno 
A nuoto se n’andò. 

Piet. E fuggir lo lasciasti ? 


44 

Gru. Permettete.... 

Piet. Dammi quel foglio e vanne [strappandogli il fo- 
Grit. Io vo. [da se) Ma non importa, gito di mano). 

Io certo son che il tiro mio fu buono, [facendo 

l'atto di scaricare il fucile) 
Piet. Cielo un anello ! quel di Caterina ! 

Più non v’è dubbio, è dessa. [legge la lettera^ 
« Da voi tradita io fui, per sempre addio! 

Mi vendico col far la vostra sorte. 

Rimesse tosto al czar sian queste carte; 

E a voi riconoscente, 

Non negherà più niente. » 

Dan. (prendendo le carte dalle mani del czar). 

Rinchiudon esse i nomi 
De’congiurati, Sire, m’intendeste? 

Piet. Ah ! Caterina non è più ! 

Dan. [guardando nelle quinte) 

Oh ciel ! son essi ! I capi 
Della congiura a noi veggo venire. 

SCENA XIII. 

Yermoloff con vari Uffziali , e delti. 

Yer. Due capitani a noi del tutto ignoti ! 

Siete voi nostri amici? 

Dan. Noi siamo amici. 

Yer. E qual novella avete? 

Dan. Che il czar qui giunge. 

Yer. È tardi. 

Piet. No, perchè aspetta onde punirvi meglio... 

Dan. Due fidi reggimenti... ( interrompendolo) 

Yer. Ancor son lungi, e abbiam qui gli Svedesi 
A combattere pronti al primo segno. 

Dan. E qual sarà? 

Yer. Sarà del czar la marcia. 

Piet. E che ? La marcia sacra ? 

Yer. A questo suono 

Noi cederemo il campo agli Svedesi 
E ci unirem con loro. 

Piet. Qual tradimento intesi !* 


[da se). 


SCEMA XIV. 

Ismailoff, Ufficiali di differenti reggimenti , soldati , vivan¬ 
diere , st precipitano sulla scena, e detti. 

Coro (oc/ Ismailoff che entra precipitosamente con dei soldati). 
Oh ciel ! che mai recate? 

Perchè tanto terror ? 

Narrate, narrate. 

Scoperta è la trama 
Da un vii traditor ? 

Ism, Qual mai temuto evento ! 

Lo czar, lo czar è qua. 

Sì, Pietro sul momento 
Fra noi, fra noi sarà. 

Coro In braccio l’incauto 

Di morte si dà. 

Vendetta, terribile 
D’ognun si farà. 

Yer. Ah voi parlaste il ver, 

Snudiamo insiem Pacciar. 

Per lungo tempo inver 

Nell’ombra e nel mister - da noi s’aspetta 

Compiuta la vendetta. 

Degli oricalchi allo squillo guerriero 
Quando udremo echeggiarla marcia sacra, 

La marcia dello czar ; nel campo intero 
Fia stretto il suo morir. 

Non è ver ? 

Dite su. 

Giurate insiem con me. 

Che quel tiran qui svenato sarà. 

Sì, lo giuriam, qui svenato cadrà. 

Pietoso ciel 

Sii tu mio salvator. 

Pietoso ciel 

Sii tu suo salvator. 

Pietoso ciel 

Ne sii vendicator. 

Tu che vedi degli empi il furor, 

Se tu il vuoi, 


Coro 

PlET. 

Dan. 

Coro 


PlET. 


46 


Tronca i miei dì, ma salva il patrio suol. 

Coro Questa impresa conforta o Signor. 

Sii con noi, 

Da quel tiran, deh, salva il patrio suol. 

(Si sente dentro la scena a sinistra la banda del reggi¬ 
mento Yermoloff suonar la marcia sacra. I soldati si 
preparano per uscire. Pietro trattenuto invano da Da - 
nilowitz, si slancia avanti di essi.) 

Piet. Fermate, olà, fermate: 

E qual follia vi fa sì traviar? 

Coro Ti scosta, or via, ti scosta : 

0 vien con noi quel perfido a svenar. 
Piet. E contro il vostro — Imperator? 

Coro No più noi fìa. — Ma qui cadrà. 

Piet. Ah voi cadrete — Pel suo furor. 

Coro E che a temere — Ne resta or qua? 

Piet. Ascoltate. 

Voi che per la vendetta, 

Sulla patria diletta 
Chiamate lo stranier. 

E per punir lo czar 
D’obbrobrio vi coprite, 

La data fè tradite, 

Vendete il patrio suol ? 

Al sol mirar del nemico il vessi lo 
Ceda Podio e il furor 
Alla patria, all’onor. 

Salviam guerrieri, il suol natio, 

A noi l’impoue onore e Dio. 

Quando i nemici appressano 
E i fieri bronzi tuonano, 

Cornano, corriamo intrepidi 
A vincere o morir. 

Vincitor, 

Giuro, allor 

Di darvi in man lo czar. 

Solo, indifeso, in preda al vostro acciai*. 
Coro Ma chi sei tu ? 

Piet. Chi son ? Lo czar. Ferite. (scoprendosi il petto' 

Cobo Noi cadiamo al suo piè. 


47 


Piet. Ah figli miei ! 

Coro Noi morremo per te. 

Piet. Ah figli miei ! 

Coro Son tuoi, o Pietro, il cor; la man, la fè. 

Piet. Marciamo alla vittoria, 

La patria il ciel ne invita. 

Fra l’armi, della gloria 
Gnor la via c’addita. 

Chi pugna per lo czar 
Va il cielo a meritar. 

Il core del guerriero 
Risponda al santo appel ; 

Della sua gloria altero 
Vivrà beato in ciel. 

Coro Dio protettor 

Sii tu suo salvator. 

Ei promette il perdono e Foblio, 

Noi giuriam qui per lui di morir ! 

(Rullo dì tamburi. Tutti si arrestano sorpresi). 

Ter. Oh vergogna ! 

Dai nemici 
Siam sorpresi. 

Dan. (guardando verso il fondo del teatro) 

No, no. Son nostri amici. 
Piet. Che fidi al giuramento 

Qui vengono a pugnar. 

Vedete di Tobolsk i granatieri. 


SCEMA XV. 

Mentre si vede a destra discendere la banda dei Grana - 
tieri di Tobolsk , comparisce dalla sinistra la banda della 
cavalleria tartara. Ciascuna banda suona entrando in 
scena una marcia differente, poi le due marcie si suo¬ 
nano insieme e si eseguiscono nel tempo stesso che si 
ode la marcia sacra. 


Coro di donne Guerrier, su r formidabili 

Correte a trionfar. 
Vincete e i nostri palpiti 
Saprete meritar.. 


Son premio del valore 
E la beltade e amor; 

Non può negarsi il cuore 
Al prode vincitor. 

Piet. Mirate qua. I Tartari del Don, 

Dan. e Piet. Guerrier, su formidabili 

Correte a trionfar. 

Chi pugna per la gloria 
Pel suo paterno aitar 

Della celeste patria 
Và il premio a meritar. 

(// canto è interrotto da un colpo di cannone che annun¬ 
zia il principio della battaglia) 

Piet. Ascoltiam ! Della pugna è Pappel. 

Su, marciam per la patria e pel ciel. 

Il barbaro nemico 
Giuriam di sterminar. 

Coro generale. Tutti giuram che intrepidi 

Sapremo trionfar. 

Per lo czar chi dà in campo la vita 
Su nel cielo avrà premio al valor. 


FINE DELL’ATTO SECONDO. 


ATTO TERZO. 


Magnifica sala nel palazzo del czar. Una grande invetriata tiene 
tutto il fondo. Ai lati, porte che mettono ai giardini e agli appar¬ 
tamenti interni. Sopra una sedia a manca un’accetta e un abito da 
operaio. Dalla stessa parte un tavolino ricoperto da un iappeto di 
velluto, con utensili da scrivere. 

SCEMA I. 

Pietro, seduto al tavolino. 

Scordar l’immagin sua 
Che ognor mi sta dannante 
Opra impormi tentai dura incessant . 
Ahimè ! tentai ma invan, che al dolor mio 
Sol trovai la stanchezza e non l’oblio. 

Beati i dì che in povertà godea 
L’amor di lei — m’era del cielo un don. 
Re sulla terra allora io mi credea ; 

Io la perdei — son re, ma un nulla or son 
Ah riedi ed abbandono 

Del trono — ogni splendor : 

Lo scettro, oh ciel, ti prendi 
Ma rendi — a me l’amor. 

Tu guida al corso di mia navicella 
Tu sprone e dardo — a glorioso oprar; 

Il nord in te veduto avria sua stella 
Che un sol tuo sguardo — può gli eroi crear. 

Ah riedi ed abbandono ec. 

SCEMA II. 

Danilowitz e detto. 

Pi et. (scoprendo Dan. sulla soglia della porta) 

Entra Danilowitz ; t’appressa, il chiedo. 

Del mio favor vuò darti un’altra prova, 

Che pria di te nessuno 
È entrato in queste stanze. 

Dan. Qui crederei veder il gabinetto (guardandosi in- 
Del czar, se quella scure e quel vestito torno) 
Non mi portasse a mente 
Di Pietro il falegname. 


oO 

Piet. (mostrando la porta a sinistra) 

In questo loco ascoso del palagio 
Osserva. 


Dan. 

Che mai vedo? l’officina 

Del czar, quando in Finlanda, 

Non lungi dall’asil di Caterina... 

Piet. 

Trista memoria e sola 

Ond’ama il cor nutrirsi. 

Dan. 

Ecco la mia bottega. Il pasticciere ( sempre 
Or fatto è colonnello, guardando) 

Ed amico è del czar. 

Poich’ei parla con me di Caterina. 

E meco solo. 

Piet. 

È ver. Dunque malgrado 

Tante vostre ricerche 

Ancor noi privi siam di sue novelle? 

Ah ! non v’è dubbio è morta ! 

Dan. 

No, Sire, non è morta, io ne rispondo. 

Piet. 

Me felice ! 

Dan. 

Per voi forse è perduta ! 

Piet. 

Che sento mai? perduta? 

M’avria l’empia scordato ? 

Sventura al mio rivale ed a te stesso ! 

Dan. 

Sì, la Siberia è aperta al vostro amico 

Che nel regio favor poco ha durato. 

Piet. 

Perdona al mio dolore, [volgendosi con im- 
Chi senza mio permesso pazienza) 

In queste stanze inoltra ? 

Dan. 

Un soldato che ho posto in sentinella. 

Piet. 

E che sembra voler meco parlare. 

Il lascia tosto entrare. 

SCEMA III. 

Gritzenko, 

che si avanza con gran sommissione e detti. 

Grit. 

L’imperator ? 

Piet. 

Che vuoi ? 

Grit. 

Maestà sì. 

Piet. 

Che brami ? 

Grit. 

Maestà sì. 

Piet. 

Che cerchi, non intendi ? 


51 




Grit. Maestà no. Sì grande è il mio timore... 

Piet. Timor non devi aver, io te lo vieto. 

(Grit. vuol parlare ma la paura glielo impedisce) 

Piet. Ebben ? 

Grit. (con voce soffocata) Sì... son... de’poveri... operai... 
Qui giunti di Finlanda, 

E come dicon essi 

Dal czar chiamati in Russia. 

Piet. (a Dan). Sono gli antichi miei 
Compagni di lavoro. 

Libero lascia il passo (a Grit.) 

A tutti quei che vengon di Finlanda. 

Ti spiegherò più tardi 
Perchè il czar li domanda. 

Che vuoi tu ancor ? favella. 

Sire, a voi faccio conoscere 
Ch’io son già 
Caporale al reggimento. 

E vorrei.... che... perdonatemi.... 

Che.... 

Su via. 

Io vorrei l’avanzamento. 

Davver? ma con qual dritto? 

Parla. È il momento. Egli è di buon umor. 
Va ben, va ben, va bene. Il mio Sovrano 
All’ultima battaglia 
Forse non obliò 
Quel Gritzenko 

Che da servo fedele riportò.... 

Una ferita ? 

No, ma... ma uno schiaffo. 
Piet. e Dan. Uno schiaffo ! 

Grit. Che diede a me un soldato, 

Un giovine coscritto 
Che in fazione appostato 
Al padiglione avea 
Di vostra maestà. 

Ah sì... ben mi sovviene... È il caporale 
Lui, funesta cagion d’ogni mio male. 

Più lo miro in volto 


Grit. 


Piet. 

Grit. 

Piet. 

Dan. 

Grit. 


Piet. 

Grit. 


Piet. 


Gru. 


Dan. 


Grit. 


Più si svela a me, 

E può osar lo stolto 
Qui sperar mercè ? 

Tremi queirindegno, 

Tremi a! mio furor. 

Di bollente sdegno 
Tutto ho pieno il cor. 

Com’egli mi guarda, 

Dubbio alcun non v’ha ; 

Ora più non tarda 
Avanzar mi fà. 

0 qual alto onore 
0 qual mai favor, 

Che l’Imperatore 
Sia di buon umor I 
0 schiaffo adorato, 

Beato, onorato, 

Per te dal sovrano 
Premiato sarò. 

Beata la mano 
Che a me ti donò. 

Onorevol, 

In vidiabil, 

Favorevol, 

Impagabil. 

Più lo miro in volto 
Più si svela a me ; 

E può osar lo stolto 
Qui sperar mercè? 

Tremi quell’indegno 
Tremi al suo furor, 

Di bollente sdegno 
Tutto ha pieno 11 cor. 

Fu nel servirvi, o sire, 

Che Giorgio ebbe l’ardire 
Becarmi disonor, 

E uno schiaffo potente 

Stampare in volto a me suo superior. 

Taci là... taci là.... coi detti tuoi 
Ridesti il suo furor. 


Dan. 


Srit. 

Il suo furor? comprendo 


Fucilato il volea la disciplina, 


E lo czar ha pensato 

Che quel giovin coscritto sia scappato. 

*iet. 

Affé, che il mal qui stà. 

’RIT. 

Un pò. Ma questa istoria 


Di raccontarvi ancor non terminai. 

Il prigionier mirando 
Fuggirsi alla sordina 
E nel fiume guizzando 
Sfidar la disciplina, 

Il moschetto afferrai 
E la palla parti. 

Piet. e Dan. Oh ciel ! colpi ? 

Gru. Credo di sì. ( con sodisfazione) 

Piet. e Dan. Ahimè ! spirò ? 

Grit. Credo di no. ( con dolore) 

Dan. Paventa del suo sdegno, (piano a Gritzenko) 

T’invola al suo furor. 

Grit. Io ben comprende, (i ingenuamente) 

Lo Czar s’adira 
Chè a me la mira 
Fallita andò. 

Piet. Ah taci insano, (alzandosi fuori di se) 

Fuggi di qua, 

0 questa mano 
Ti punirà. 

Grit. Ben mirar pur mi credea (avvicinandosi allo 

E in me dicea : czar) 

Ognor la disciplina 
Sarà la mia reina ; 

La sua virtù divina 
E quella del cannon, 

Che con fremente suono 
Da lunge intorno mugge, 

Colpisce, abbatte, strugge 
E mai non dà ragion. ' . 

Piet. Lo sdegno mi trascina, (esaltandosiapoco apoco) 

Quel braccio scellerato 
Diè morte a Caterina : 


Per lui non v’è perdon. 

Perduto ho tutto al mondo ( con disperazione ) 
Per man di quell’indegno, 

Ah pel dolor profondo 
Smarrita ho la ragion. 

Dan. Lo sdegno lo trascina. 

Quel braccio scellerato 
Diè morte a Caterina, 

Per lui non v’è perdon. 

Perduto ha tutto al mondo 
Per man di quell’indegno, 

Ah pel dolor profondo 
Smarrisce la ragion. 

(. Piet . fuori dì se dal furore , corre a prendere la scure da 
falegname , e per scagliarla contro Grit) 

Piet. Sciagurato ! 

Dan. Ah qual cieco furor! [precipitandosi 

fra Pietro e Gritzenko , e strappando al primo la scure 
e gettandola lontano). 

Piet. Tu morrai ! 

Dan. Vi calmate o signor ! 

Grit. [da se). Eppur mi fece intendere 

Che in buon umor trovavasi. 

Ben feci a noi sorprendere 
Quand’è di male umor. 

Piet. Ascolta... [avvicinandosi a Grit.) 

Grit. Sì maestà. ( immobile con la mano al cappello ) 


Piet. 

Se quel giovin soldato 
Ucciso fu da te... 

# 

Grit. 

Sì, maestà. 

[c. s .) 

Piet. 

Se salvo a me guidato 
ISon è dimani a me.... 


Grit. 

Sì, maestà. 

(c. s.) 

Piet. 

Sarai tu fucilato. 
Comprendi ben cos’è? 

Grit. 

Sì, maestà. 

(c. s.) 

Piet. 

Or che ne dici tu? 

Grit. 

Dico... sire... esser vessante... 
Anzi... parmi... contrariarne. 
Ma sia così. 

(c. S.) 


Ognor la disciplina ec. ec. 

Piet. Lo sdegno mi trascina ec. ec. 

Dan. Lo sdegno lo trascina ec. ec. 

{Piet. e Dan. escono^per la sinistra conversando fra loro) 

SCENA IV. 

Gritzenko solo e pensieroso. 

L’ira del czar comprendo : 

A mantener le schiere 
In buona disciplina 
Non fan dolci maniere. 

Perchè sia rispettato 
Convien rigore usar. 

E poi dopo uno schiaffo, 

Lo vede chiaro ognuno, 

Convien di tratto in tratto 
Far fucilar qualcuno. 

Ma ch’io poi quello sia, 

Giustizia non mi par. 

Forse perchè ho lasciato 
Fuggire quel soldato, 

Se questa è la ragione, 

Nulla mi resta a dir, 

Buonissima lezione 
Sarà per l’avvenir. 

SCENA V. 

Entrano Prascovia e Giorgio, e detti. 

Gru. (voltandosi vede entrare Prascovia o Giorgio) 

Chi va là ?... Che volete ? 

Da qual parte venite? 

Veniam dalla Finlanda. [molto umile) 

A piedi, mio signore... (id.) 

A piè ?... lunga tirata. 

Sì, ma la strada a noi breve è sembrata. 
Al suo braccio m’appoggiava ( accennando 
E sovente mi arrestava Giorgio ) 

Lunghesso il rio che in mezzo all’erba e a’fiori 
Delle smaltate sponde mormorava. 


Pras. 

Gior. 

Gru. 

Pras. 


Eran beati i cori. 

In favellar d’amor 
Lieti ambedue. 

Mammolette raccogliea, 

E sovente sorridea, 

In udir l’augelletto ai primi albori 
Che gorgheggi soavi al ciel spandea. 

Eran beati i cori. 

In favellar d’amor 
Lieti ambedue. 

Gru. Va bene, il Czar comanda 

Ch’io lasci entrar ciascuno 
Che viene di Finlanda. 

Voi siete falegname ? 

Gior. No, invero io son soldato. 

Pras. È Giorgio Savoronsky. ( Grit . sorpreso) 

Gior. E son del reggimento 

Novogorod. 

Pras. Sì certo. 

Grit. Del terzo battaglione. 

Gior. Appunto quello. 

Grit. Oh giusto ciel, che sento ! [da se) 

Pras. Fagli dunque vedere le tue carte. 

Grit. [guardando le carte ma senza leggerle) 

Esattamente lui, sbagliar non posso. 

Ma in nulla gli assomiglia. Fosser due ! 
Gior. Si, noi siam due. 

Grit. Un solo io ne domando, 

Voi solo a me bastate. 

Gior. Vengo al posto dell’altro. 

Pras. E vi preghiam di prenderlo in suo cambio. 

Grit. E tutto quel che ha fatto il vostro amico? 

Gior. Fu fatto per mio conto. 

Pras. Si, a conto suo fu fatto. 

Grit. A conto vostro? allora io vi compiango. 

Perchè la punizione. 

Gior. Ragion di più son qui per cominciare. 

Grit. Per cominciar sarete fucilato. 

Gior. e Pras. Oh ciel ! 

Grit. Due volte; pria 


57 


Per esser disertore, 

Poi per avere a me dato uno schiaffo. 

Gior. e Pras. A voi? 

Gru. Vo’farne adesso al czar rapporto, _ 

Aspettatemi qui. 

Gior. e Pras. Ma caporale ? 

Gru. Fucilato sarete, (esce. Gior. e Pras. restano 

sbalorditi guardandosi senza trovar parola. Grit. fa ve¬ 
dere la sua testa dalla porta mezzo aperta gridando di 
nuovo: Fucilato !) 

SCE*A VI. 

Giorgio e Prascovia. 

Pras. Fucilar ! 

Gior. Fucilar ! ! 

a 2 Fucilar ! ! ! 

Un chiaror repentin m’abbagliò, 

E nel sen il timor suscitò. 

È vision ? 

0 davver desto io son ? 

Più non so 
Quel che fo. 

Pras. Alla sorte rubella 

Or tentiamo sfuggir. 

Gior. Per salvar mia sorella, 

Io qui resto a morir. 

Pras. Quindici dì 

Di matrimonio e poi finir ! 

Gior. E poi finir ! 

Pras. Mentre così 

Lieti eravamo ; e poi finir ! 

Grit. E poi finir! 

Pras. E quest’amplesso 

E quest’addio ch’io qui ti porgo adesso ? 

Saria l’estremo, o ciel ! che a te darò ! 

Grit. No, no, morir non vuò. 

Pras. Ebben? 

Grit. Ebben.... vedrò, 

a 2 Fuggir... pian pian... convien di qua, 

Di notte il velo — ci assisterà. 


oS 


Senza far strepito 
Noi partiremo 
E fra le tenebre 
C’ involeremo. 

Leggermente, accortamente 
Salveremo i nostri dì. 

Chè mai diran ? 

Che mai faran ? 

Se qui diman 
Ne cercheran? 

Pensando già 
Rider mi fa, 

In verità 
Bella sarà. 

Piano un po’ — piano un po’, 

Che scoprir ci si può — Partiam, partiamo. 
(Mentre si slanciano verso la porta a destra , apparisce 
una sentinella). 

Sentinella Non si passa. 

Pras. Proviam dall’altra parte. 

(S’avanzano verso la porta a sinistra e apparisce Dan) 

SCEMA VII. 

Danilowitz seguito da guardie e detti. 

Pras. Ma chi vegg’io ? 

Cior. ' Chi dunque hai tu veduto? 

Pras. Danilowitz l’antico pasticcierò. 

Gior. Sei folle ! 

Pras. Guarda !, 

Gior. È vero. 

Dan. A voi consegno questi prigionieri. (alle guardie) 
Gior. E davver la sua voce. 

Dan. Che avete mai? ( con austerità) 

Pras. (tremando) Chi? noi ?... nulla, signore. 

Dan. Ebbene, uscite. (Gior. e Pras. escono > 

SCEMA Vili. 

Pietro e Danilowitz. 

Sire ! 

Voi sembrate agitato. 


Dan. 


59 


Piet. E n’ho ben d’onde. 

Di questa reggia nel passare al lato 

Ove è la tua dimora 

Una voce sentii troppo a me nota, 

Quella di Caterina. 

La canzone cantava 

Che appresi un dì da suo fratello Giorgio, 

E ch’ella sola ed io 
Sappiamo in questa reggia, 

Negarlo puoi? 

Dan. Noi niego. Sire, è vero. 

Per la mercè, per l’or da me promesso 
Qui ier condotta fu dalla paesana 
Che già da un mese a lei offriva asilo. 

Piet. Perchè tosto non dirlo? 

Dan. Io non osava: il vostro tradimento, 

Di morte la sentenza, 

Il traversar del fiume, e la ferita 

In lei sì oprar, che ha la ragion smarrita. 

Nel suo delirio istesso 
Non parla che di Pietro. 

E poc’anzi l’udiste 

Ridir quella canzone a lei sì accetta. 

Il suo villaggio, suo fratello e voi 
Son tutti i pensier suoi. 

Disperso il crin — sul mesto sen, 

A lento piè — qual ombra vien ; 

L’acuto strai — de’suoi martir 
Conforto uman — non può blandir. 

Sul labbro il riso — più non le sta, 

Nè più sul viso — un fior non ha. 
Domanda sol — l’amico ov’è, 

Perchè crudele — non viene a me. 

' Lamenti e pianti — ripete spesso, 

I frutti son — del nostro amor ; 

E il triste suon — dilegua e muor. 

Piet. 0 ciel ! m’ascolta !.. A me tosto si guidi. 
(vedendo arrivare alcuni ufficiali) 

Alcun qui vien ! (parlaall'orecchio di Dan. 

Vanne, palesa tosto 


60 


A ognun la brama mia ; 

Ed eseguita fedelmente sia. [Dcui. esce ) 

SCEMA IX. 

Pietro solo. 

Se ancor non è un inganno 
lo vincerò l’impegno. Il voglio, il devo, 

E dessa, è dessa, andiamo, è Caterina ! [esce) 

SCEMA X. 

Caterina, dalla porta a sinistra , vestita di bianco , e Coro. 

Cat. 0 qual fulgore illumina 

La mente mia smarrita! 

Mi porgi o madre aita, 

Mi leva in ciel con te ! 

Al guardo mio l’immagine 
Vola di mille oggetti, 

Che di soavi affetti 
Soave parla a me. 

Fugge, ritorna involasi 
Svanisce, e più non è. 

Coro II grato rezzo — d’un’ombra amica (di dentro) 
Or noi possiam goder. r 

Cat. Sveglia ancor non son io, 

E mi sembra ascoltar 
La canzon che in Finlanda 
L’operaio solea lieto intonar. 

[S'apre la grande invetriata e appare la casa di Caterina 
come nell'atto primo , con vari gi'uppi di operai). 

Ciel ! mi sembrò... come in nube/.. il mio tetto. . . 
Ah ! forse... l’ombra — del suolo... diletto. .. 
S’offre al mio sguardo — m’illude il desir. 

Error novello 

Sorride a me. 

/ 

Il caro ostello 

Questo non è. 

Ma non sognai?.... 

No. 

Io lo mirai ? 

Sì. 



0 dolce immagine 

Non mi fuggir, 

0 fìa men barbaro 

Farmi morir, (gli operai s’avanzano) 

Un Operaio Or dunque, o Caterina, (parlando a Cat.) 

Più non ne versi a bere ? 

> 

E vuoto il tuo baril? Questa mattina 
Non hai più il bicchierin pei legnaioli ? 
Suvvia ne mesci. 

Coro Su, presto a noi mesci. 

Cat. ' Io son qui... si son’io che voi chiamate. 

Anco il baril di rhum (vedendo ilbari letto dir hum) 
Che smarrito credea ! 

E voi pur cari amici or siete qui ! 

Ah ch’io temea di non averne più. 

Tutti gli Operai Caterina, Caterina, ( parlando ) 

Via prontezza, versa giù. 

SCEMA XI. 

Danilowitz, mMo dapasticciere come nell’atto primole detti. 

Dan. Chi ne vuol ? (con paniera di pasticci) 

Son quà, son qua, comprate i pasticcetti. 
Chi ne vuol? 

Son quà^ son quà; di gusto son perfetti. 
Chi vuol ciambelle 
Chi vuol cialdoni, 

Chi vuol confetti 
Chi pasticcetti, 

Come son buoni 
Sentite quà. 

Cat. (che è rimasta pensierosa e riguardando Danilowitz) 
Danilowitz il pasticcier ! 

Pur mi parea che fosse già uffiziale ! 

Ma dove... Ah sì... ritornami al pensier. 

Dan. Ebbene, Caterina, oggi non compri ? (parlando) 
Intendo, sei bramosa 
Di ritornar da tuo fratello Giorgio 
Che sta mane si sposa 
Con la gentil Prascovia. 

Cat. Ah mio fratei, dic’ei, che si marita ! * 


62 


No, no, non è possibile, 

Credibile — non è. 

E forse l’ombra de’miei diletti 
Che in cor mi sveglia soavi affetti? 
Funesto errore 


1 

Coro 

Sorride a me, 

Ah che il mio core 
Tutto perdè. 

Qual cura la preme? 

Dan. 

Che pensa ? che teme ? 
Ah non t’inganna il cor. 

Cat. 

Discaccia ogni timor. 
Folle sarei ? 

Dan. 

No. 

Cat. 

Amico sei? 

Dan. 

Sì. 

Cat. 

Oh dolce immagine 

Coro 

Non mi sfuggir, 

0 fia men barbaro 

Farmi morir. 

Nuzial vesta — ti rivesta 

Cat. 

0 il più. bel d’ogni mari 
Ti fà invito — a suon 
Coi congiunti l’amistà. 
Ah fratello... al seno mio. 


Ah gran Dio... non mi destar. 

SCENA ULTIMA. 

Giorgio e PRASCovum abito da mar itati.RkmoLvo e tuttigV in¬ 
vitati del primo atto medesimamente vestiti , e detti. 

Gior. Perchè mai Caterina or non m’abbracci (parlandoa Cat.) 

Come solevi un di ? Cos’hai ?... Favella. 
Cat. È forse l’ombra dei miei diletti 

Che in cor mi sveglia soavi affetti? 

Pras. Non è per un rimprovero, (parlando) 

Ma attender lungo tempo ti facesti. 

Cat. Funesto errore 

Sorride a me. 

Ah che il mio core 
Tutto perdè. 


Pras. Ma triste era per noi ( parlando } 

Che senza te si celebrasse il rito. 

E perciò ti cercammo. 

Cat. Oh dolce immagine 
Non mi tradir. 

Fratello, ah parlami, 

Deh non mentir. 

Gior. (a Pras.parlando) Danilowitz fu quei che di mentire 
Ci comandò, onde evitar lo sdegno 
Di colui che qui regna. 

Cat. Ah di’, se la ragione 

Per sempre avrò smarrita ? 

Gior. Ma qual pender ti viene? 

Cat. Pertanto... io vedo ancora... 

Quel campo... e quei soldati... 

Gritzenko il caporale... e quell’ingrato 
Per cui sfidai la morte. 

Pietro, sì, mi tradiva. 

Gior. Ecco un pensier bizzarro. Il poveretto 

Ama sol te. Questa mattina istessa 

Col flauto è qui venuto 

Per prendere, dic’ei la sua lezione; 

Ma io credo piuttosto ad aspettarti. 

Cat. No... m’ingannate or voi, 

Pur troppo il so ch’ei s’involò da noi. 

Oh cielo ! non sentite ! 

Quest’aria... io la conosco... 

Chi la suonava mai ? 

Rispondi... ah... Pietro... ei stesso. 

Gior. Non v’ha dubbio — Era lui. 

Cat. Sì, la canzone 

Che ogni dì ripetea con mio fratello. 

Io la rammento e la potrei ridire. 

Gior. Tu ? 

Cat. Io. Intendi?. ..è l’aria tua. 

La la la. / 

L’eco svaj y (... silenzio. 

Suona o fratel... darà risposta ancora. 

0 piacer che innamora ! 

Senti tu la giuliva canzone? 


64 


In udirla mi palpita il cor. 

Più forte or l’eco, ed or più dolce suona. 
Qual prodigio! — Qual prestigio 
Non passi, non fugga, qual fosse un baleno 
Lentamente ! Dolcemente. 

Ah il core mi batte più ratto nel sen. 

Celeste melodia 

Che mi rapisci il cor 
Ricordi all’alma mia 

I giorni dell’amor. 

E come Laure inebria 
Col suo profumo aprii, 

Cosi mi leva*in estasi 

II canto tuo gentil. 

E sorgo a nuova vita 

Tutta rapita in te. 

Coro Zitti, attenti — piano un po 

Che lo czar il comandò! 

Dal mesto suo core 
Discaccia il dolore 
La dolce canzon. 

Dal ciel le discenda 
Favor che le renda 
L’oppressa ragion. 

(\Sei tempo del coro si presenta Pietro con il seguito dì corte. 

Alcune dome tengono il manto e la corona da imperatrice). 
Cat. Sei tu ! ! ( riconoscendo Pietro e cacciando un urlo) 
Coro Guarita ell’è. 

(Le dame pongono il manto e la corona a Caterina) 

Cai. (parlando) Oh madre mia! II ver mi predicesti 
Gloria e felicità ! 

Piet. (mostrandole la corte) Esse son qui. 

Cat. gettandosi nelle braccia di Pietro) Nò, qua. 

Grit. Ed il mio schiaffo? 

Dan. Imbecille ! Sarai fatto sergente. 

Grit. Viva l’imperatrice ! 

Coro Viva alfin l’imperatrice 

Nostra stella protettrice. 

Che per noi sia dessa ognor 
Nostra gloria e nostro amor. 

FINE.